Litotritore

Litotritore

La litotrissia viene oggi effettuata senza ricorrere all’anestesia generale ma solo praticando una sedazione del paziente che, fatto sdraiare su un cuscino d’acqua, è invitato a seguire l’intervento su un monitor insieme all’operatore. Il calcolo viene trattato nella nostra Unità con un litotritore elettromagnetico di ultima generazione che per il puntamento utilizza esclusivamente un sistema ecografico in tempo reale (Storz Modulith SLX-F2). Grazie alla disposizione coassiale (in-line) di questo sistema di puntamento, gli ultrasuoni diagnostici e le onde d’urto terapeutiche percorrono nel corpo e fino al bersaglio lo stesso tragitto. In pratica, quando l’operatore posizionerà il paziente in modo da ottenere una visione ecografica ottimale del calcolo, avrà la certezza che anche le onde d’urto, seguendo lo stesso percorso degli ultrasuoni, andranno a raggiungere il bersaglio con la massima efficacia senza subire attenuazioni da parte dei gas intestinali. Si potrebbe verificare infatti, come avviene con i litotritori a puntamento radiologico o ecografico senza sistema di tipo “in-line” che l’operatore riesce a visualizzare e a puntare il calcolo facendo seguire agli ultrasuoni un certo tragitto ma che poi le onde d’urto, colpendo il bersaglio percorrendone un altro percorso (perchè non erogate "in-line" con gli ultrasuoni), vengano attenuate dai gas che si interpongono su di esso. La durata dell’intervento è di circa 30 minuti e a seconda del numero, delle dimensioni e della durezza dei calcoli, possono rendersi necessari più interventi al fine di ottenerne una vera e propria polverizzazione. E’ questo il fine che deve raggiungere la litotrissia. I calcoli non devono essere frantumati bensì “polverizzati”. Solo in questo modo essi potranno essere eliminati senza causare coliche ai pazienti né importanti problemi ostruttivi a livello ureterale. Utilizzando apparecchiature adeguate, è possibile trattare calcoli anche di grandi dimensioni (calcoli a stampo) ed ottenere percentuali di frammentazioni ottimali in oltre il 90% dei casi di litiasi renale ed ureterale. Per calcoli renali di dimensioni superiori ai 2 cm, nella nostra Unità apponiamo, prima dell’intervento, uno stent ureterico (JJ) tra la pelvi e la vescica il quale viene lasciato in situ fino all’espulsione completa di tutti i frammenti residui. Ciò al fine di prevenire eventuali coliche dovute alla grande quantità di frammenti eliminati attraverso l’uretere ed il rischio di infezioni. Gli effetti collaterali descritti in letteratura riportano solo la complicanza dell’ematoma renale dovuto alla rottura di piccoli vasi posti al di sotto della capsula renale. In questa circostanza non è necessario sottoporre il paziente ad alcuna terapia ma solo attendere il riassorbimento spontaneo dell’ematoma.

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